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UBM – Biomicroscopia ad ultrasuoni in oftalmologia

Titolo: UBM – Biomicroscopia ad ultrasuoni in oftalmologia
Autori: Giuseppe Mannino, Antonio Papale, Francesco De Bella
Anno: 2004
N. Pagine: 400
Formato: cm 24,5 x 32

Prefazione
Sin dall’avvento degli ultrasuoni in Oftalmologia, l’ecografia classica A- e B-scan, sempre più soddisfacente e precisa per lo studio della porzione posteriore del bulbo e dell’orbita, riconosceva in quello del segmento anteriore degli indiscussi limiti. In molti casi, infatti, anche le immagini ottenute con espedienti, quali la tecnica ad immersione o del minibagno, erano poco nitide e spesso difficilmente interpretabili.
Da ciò si evince con quale interesse siano stati accolti, alla fine degli anni ’80, i risultati dei primi studi di Sherar, Foster e Pavlin sull’esame ecografico della porzione anteriore del bulbo con una sonda ad alta frequenza da 100 MHz, di loro progettazione, e quale consenso abbia raccolto nella comunità oftalmologica la commercializzazione dell’ultrabiomicroscopio.
Questo strumento, distribuito inizialmente dalla Humhprey Zeiss (San Leandro, California) come UBM mod. 840 ed attualmente dalla Paradigm Instruments (Salt Lake City, Utah) come P45 UBM Plus, è fornito, diversamente dal prototipo, di una sola sonda da 50 MHz. Esso ha rappresentato e rappresenta tuttora una pietra miliare nell’approccio ecografico alle strutture più anteriori del bulbo: l’immagine, pur ottenuta con la tecnica del minibagno con coppetta, rasenta infatti la nitidezza del preparato istologico.
Quando, nel 1994, l’UBM fu lasciato in visione per alcuni giorni al Dipartimento di Scienze Oftalmologiche della I Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Roma «La Sapienza» rimasi affascinato dalle sue potenzialità. Un anno dopo, quando esso divenne parte integrante della strumentazione del servizio di ecografia da me diretto, l’uso quotidiano confermò il suo rilevante ruolo nella diagnosi e nella ricerca in Oftalmologia.
Fu così che pensai di raccogliere in un atlante le numerose esperienze di patologie oculari esaminate con il biomicroscopio ad ultrasuoni, coinvolgendo in tale fatica Antonio Papale e Francesco De Bella, miei collaboratori. Cominciammo la selezione dei tanti casi clinici già studiati ed archiviati, la ricerca di quelli che, a nostro avviso, sarebbe stato interessante poter esaminare e la stesura delle didascalie. Da qui a decidere per un ampliamento dell’opera il passo fu breve. Ci ritrovammo proiettati in una paziente ricerca bibliografica, a nostro avviso fondamentale per meglio comprendere, attraverso le esperienze degli altri Autori, le potenzialità di uno strumento al quale, sin dai primi studi pubblicati dagli ideatori, come già detto, si deve riconoscere un ruolo di rilievo nella ricerca oftalmologica. I molteplici ed interessanti studi ed esperienze riportati in Letteratura, arricchiscono, ora, la nostra trattazione, permettendo sia una più rapida consultazione sia un più esauriente confronto dei vari contributi personali e delle impostazioni di studio delle diverse Scuole nazionali ed internazionali.
Per ognuna delle patologie da noi o da altri Autori esaminate con l’ultrabiomicroscopio, abbiamo scelto di fornire una breve introduzione clinica, eziopatogenetica ed istologica che, a nostro avviso, deve essere sempre tenuta in considerazione per una corretta e più completa interpretazione dell’esame. Anche la trattazione dei quadri ultrabiomicroscopici degli interventi parachirurgici e chirurgici è preceduta da brevi note sulle indicazioni, controindicazioni e sulla metodologia, permettendo di poter così meglio focalizzare il ruolo pre e postoperatorio dello studio ultrabiomicroscopico nel paziente chirurgico e l’apporto di questa metodologia nelle ricerche sulle modalità di funzionamento dei diversi interventi.
I ricordi di anatomia ed istologia all’inizio di ogni capitolo, i quadri istologici di archivio e quelli propri dei pazienti esaminati, confermano quanto dettagliata sia la capacità esplorativa dell’UBM e di quale ausilio diagnostico possa essere per una più completa disamina dei casi clinici. A conferma del ruolo del reperto ultrabiomicroscopico, non di per se stesso ma sempre e solo nel contesto della realtà clinica del paziente, abbiamo supportato la maggior parte dei casi ecografici con le immagini cliniche e, quando possibile, con i quadri istologici. Per quanto concerne questi ultimi, particolarmente preziosa è stata la collaborazione del Prof. János Fehér. Egli, con le ben note competenza e passione per la ricerca che lo contraddistinguono, ha assecondato il nostro desiderio di testimoniare la stretta correlazione tra le immagini ultrabiomicroscopiche e quelle istologiche, mettendo anche a disposizione le immagini della sua collezione personale, visionando e selezionando i molti vetrini dell’Archivio del nostro Dipartimento.
Dopo tanti anni di lavoro il mio augurio e la mia speranza sono che questo volume sia di facile consultazione e possa essere di aiuto agli Oftalmologi che vogliono avvicinarsi all’ultrabiomicroscopia risultando, anche, utile e ben accetto ai Colleghi che hanno interesse specifico nel campo dell’ecografia.

Giuseppe Mannino

Informazioni su I.N.C.

Marketing e Comunicazione in campo Medico-Scientifico

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